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Torino, Epat chiede più controlli nelle zone della movida

17/07/2026

Torino, Epat chiede più controlli nelle zone della movida

Presidi stabili e riconoscibili delle Forze dell’Ordine a San Salvario, piazza Vittorio Veneto e Borgo Rossini. È la richiesta avanzata da Epat dopo le segnalazioni raccolte tra i pubblici esercizi torinesi su aggressioni, disordini e fenomeni di microcriminalità che starebbero modificando le abitudini dei clienti e la distribuzione della vita serale in città. L’associazione valuta positivamente le nuove misure nazionali contro la delinquenza di strada e la sperimentazione comunale dei Care Team, ma ritiene necessario affiancare a tali strumenti una presenza continuativa sul territorio.

Esercenti impegnati nella gestione di dehors e rumore

Secondo Epat, bar, ristoranti e locali situati nelle aree maggiormente frequentate durante le ore serali sono già sottoposti a numerosi obblighi concordati con il Comune per contenere il disturbo della quiete pubblica, mantenere puliti gli spazi esterni e controllare quanto accade nei dehors.

In alcuni quartieri gli operatori hanno inoltre organizzato forme di presidio condiviso tra più attività, sostenendo direttamente i costi del personale impiegato per limitare il rumore, raccogliere i rifiuti e favorire una gestione ordinata delle presenze. Le spese, secondo le stime dell’associazione, possono superare i 15mila o 20mila euro per stagione.

Il presidente di Epat, Vincenzo Nasi, ha ricordato che gli esercenti sono responsabili di quanto avviene all’interno dei locali e nelle aree in concessione, ma non possono intervenire con gli stessi strumenti nelle strade, nelle piazze e negli altri spazi pubblici. Per l’associazione, le limitazioni alla vendita di alcolici o all’utilizzo di contenitori potenzialmente pericolosi possono contribuire alla prevenzione, ma riguardano prevalentemente il comportamento delle imprese.

La richiesta di presidi a San Salvario e piazza Vittorio

Epat precisa di non chiedere una militarizzazione della città, ma una presenza delle Forze dell’Ordine capace di prevenire gli episodi più gravi e intervenire rapidamente quando necessario. Le aree indicate come maggiormente esposte sono San Salvario, piazza Vittorio Veneto e Borgo Rossini.

Le segnalazioni raccolte dall’associazione descrivono una riduzione dell’affluenza in piazza Vittorio e un peggioramento della percezione di sicurezza in alcune strade di San Salvario. Anche Borgo Rossini risentirebbe degli episodi di microcriminalità e dei disordini verificatisi durante le ore serali.

Secondo Nasi, intervenire esclusivamente dopo un’aggressione o un fatto particolarmente grave non permette di contrastare l’effetto economico prodotto dalla paura. Quando una zona viene considerata poco sicura, i clienti cambiano percorso, anticipano il rientro o scelgono altri quartieri per trascorrere la serata.

Giudizio positivo sui Care Team e sulle nuove misure

L’associazione ha espresso una valutazione favorevole sulla sperimentazione dei Care Team promossa dall’assessore comunale alla Sicurezza Marco Porcedda. Positivo anche il giudizio sul disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri e presentato come un insieme di misure contro baby gang, aggressioni e violenza urbana.

Per Epat, tuttavia, questi interventi rischiano di avere un’efficacia limitata senza un coordinamento operativo tra amministrazione comunale, forze di polizia e soggetti che lavorano nei quartieri. La presenza sul territorio dovrebbe essere visibile e programmata, così da aumentare la capacità di prevenzione e la fiducia di residenti, lavoratori e frequentatori.

Gli esercenti chiedono inoltre che venga riconosciuto il ruolo delle attività aperte nelle ore serali. Locali illuminati, frequentati e gestiti responsabilmente contribuiscono a mantenere una presenza costante nelle strade, con effetti sulla vitalità e sul controllo informale degli spazi urbani.

Epat propone di superare il concetto di “zone movida”

Il direttore di Epat, Claudio Ferraro, ha evidenziato che l’abbandono di un’area da parte dei clienti produce conseguenze sull’intero quartiere. Alla riduzione degli incassi si accompagnano una minore presenza di cittadini, una perdita di attrattività e un indebolimento delle attività economiche che contribuiscono alla vivibilità delle strade.

L’associazione propone quindi una revisione complessiva delle politiche dedicate alla vita serale torinese. L’obiettivo è superare la suddivisione della città in singole “zone movida” e sviluppare un programma di rigenerazione e sicurezza esteso a tutto il territorio, tenendo conto dei cambiamenti nelle abitudini dei giovani e della diffusione delle criticità in quartieri differenti.

Epat chiede infine che l’impegno economico e organizzativo sostenuto dai pubblici esercizi venga accompagnato da controlli adeguati negli spazi pubblici. La sicurezza, secondo l’associazione, deve tutelare contemporaneamente residenti, lavoratori, clienti e attività che compongono l’economia serale della città.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to