Torino, candidatura UNESCO per il Chilometro quadrato della Carità
09/10/2026
Torino avvia ufficialmente il percorso per candidare il “Chilometro quadrato della Carità” al riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO. L'8 ottobre 2026, negli spazi dell'Arcivescovado, è stato firmato un protocollo d'intesa tra Regione Piemonte, Arcidiocesi di Torino, Comune, Città Metropolitana, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT. L'accordo riguarda un'area compresa tra Valdocco e Porta Palazzo, dove tra l'Ottocento e l'inizio del Novecento nacquero istituzioni dedicate all'assistenza, all'educazione e all'inserimento lavorativo delle persone in difficoltà. Nei prossimi mesi i soggetti firmatari lavoreranno alla preparazione del dossier necessario per avviare il confronto con il Ministero della Cultura.
Protocollo firmato a Torino per avviare la candidatura UNESCO
La firma dell'accordo rappresenta il primo passaggio formale di un progetto che punta a ottenere il riconoscimento internazionale del patrimonio storico e sociale presente in una porzione del centro cittadino.
Il protocollo coinvolge sei realtà istituzionali e territoriali: Regione Piemonte, Arcidiocesi di Torino, Città di Torino, Città Metropolitana, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.
La collaborazione consentirà di coordinare le attività di ricerca, documentazione e valorizzazione dei luoghi interessati, attraverso un percorso condiviso tra amministrazioni pubbliche, istituzioni ecclesiastiche e fondazioni.
L'obiettivo è costruire una candidatura capace di descrivere il valore storico dell'area e il contributo delle organizzazioni assistenziali nate nel territorio torinese alla formazione di modelli di solidarietà e inclusione sociale.
La sottoscrizione del protocollo non equivale all'iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il riconoscimento richiederà ulteriori passaggi istituzionali, a partire dalla predisposizione della documentazione scientifica e storica.
Valdocco e Porta Palazzo, un chilometro quadrato di storia sociale
L'area interessata dal progetto comprende luoghi situati tra Valdocco e Porta Palazzo, quartieri nei quali si svilupparono alcune delle principali esperienze di assistenza e formazione promosse a Torino tra il XIX e il XX secolo.
In questo territorio operarono figure religiose e laiche che elaborarono risposte ai problemi sociali dell'epoca, con particolare attenzione alla povertà, all'emarginazione e alle difficoltà vissute da giovani e famiglie.
Il progetto intende valorizzare il collegamento tra edifici storici, istituzioni assistenziali e attività sociali ancora presenti nella città, considerando il territorio come testimonianza di un'esperienza collettiva.
La proposta di candidatura si concentra quindi su un patrimonio che comprende strutture materiali, memoria storica e iniziative di sostegno sviluppate nel corso delle generazioni.
L'elemento distintivo dell'area è rappresentato dalla concentrazione di luoghi legati alla nascita di un modello di assistenza fondato sull'accompagnamento delle persone verso condizioni di maggiore autonomia.
Da Don Bosco al Cottolengo, le figure al centro del progetto
Il percorso di candidatura richiama l'eredità di alcune personalità che contribuirono alla trasformazione delle attività assistenziali e educative nella Torino dell'Ottocento.
Tra queste figurano Don Giovanni Bosco, Giuseppe Benedetto Cottolengo, Giuseppe Cafasso, Leonardo Murialdo e Giuseppe Allamano, insieme ai marchesi Giulia e Carlo Tancredi di Barolo.
Le loro iniziative si svilupparono in ambiti differenti, dall'accoglienza delle persone più povere alla formazione dei giovani, dall'assistenza sanitaria al sostegno di chi viveva in condizioni di esclusione sociale.
Il progetto intende ricostruire il contributo di queste figure e delle istituzioni da loro promosse, evidenziando come le rispettive esperienze abbiano contribuito a modificare l'approccio all'assistenza.
La prospettiva proposta dai promotori non riguarda esclusivamente il sostegno immediato alle persone in difficoltà, ma anche la possibilità di costruire percorsi di educazione, lavoro e autonomia personale.
Queste esperienze vengono considerate parte delle radici storiche di un sistema di welfare sviluppatosi prima dell'organizzazione dei moderni servizi pubblici di assistenza.
Cottolengo, Consolata e Basilica di Maria Ausiliatrice tra i luoghi simbolo
La candidatura interesserà alcuni degli edifici e dei complessi storici maggiormente rappresentativi della tradizione sociale e religiosa torinese.
Tra i luoghi indicati figurano la Piccola Casa della Divina Provvidenza, il Santuario della Consolata, il Distretto Sociale Barolo, il Collegio Artigianelli e la Basilica di Maria Ausiliatrice.
La Piccola Casa della Divina Provvidenza è legata all'attività di Giuseppe Benedetto Cottolengo, mentre la Basilica di Maria Ausiliatrice rappresenta uno dei principali riferimenti dell'esperienza educativa e religiosa promossa da Don Bosco a Valdocco.
Il Distretto Sociale Barolo richiama l'eredità delle iniziative sviluppate dai marchesi di Barolo, mentre il Collegio Artigianelli testimonia l'attenzione rivolta all'educazione e alla formazione professionale.
Il Santuario della Consolata costituisce un ulteriore elemento del patrimonio storico e spirituale compreso nell'area individuata.
La presenza ravvicinata di questi luoghi contribuisce a definire il carattere del Chilometro quadrato della Carità, dove diverse esperienze di assistenza e formazione si svilupparono all'interno dello stesso contesto urbano.
Regione Piemonte e Comune di Torino insieme per il riconoscimento
Alla sottoscrizione del protocollo hanno partecipato rappresentanti delle principali istituzioni coinvolte nel percorso di candidatura.
Tra i protagonisti dell'incontro figurano l'arcivescovo di Torino Roberto Repole, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l'assessora regionale Marina Chiarelli e il sindaco Stefano Lo Russo.
Presenti anche Alberto Anfossi e Anna Maria Poggi, rappresentanti delle fondazioni bancarie coinvolte nell'accordo.
Durante la presentazione è stato richiamato il valore delle attività assistenziali che continuano a essere svolte dalle istituzioni presenti nell'area, considerate una testimonianza della continuità tra le esperienze storiche e le necessità sociali contemporanee.
La collaborazione tra enti pubblici, Arcidiocesi e fondazioni permetterà di affrontare il progetto attraverso competenze differenti, dalla ricerca documentaria alla valorizzazione culturale.
Il protocollo definisce quindi una base istituzionale comune per accompagnare lo sviluppo della candidatura e promuovere la conoscenza del patrimonio interessato.
Il dossier UNESCO e i prossimi passaggi con il Ministero della Cultura
La fase successiva alla firma dell'intesa sarà dedicata alla redazione di un dossier approfondito sul patrimonio storico, sociale e spirituale del Chilometro quadrato della Carità.
La documentazione dovrà ricostruire il valore dei luoghi, delle istituzioni e delle esperienze che caratterizzano l'area compresa tra Valdocco e Porta Palazzo.
Il dossier costituirà la base per avviare il confronto con il Ministero della Cultura, passaggio necessario per sviluppare il percorso della candidatura italiana verso l'UNESCO.
Le attività previste nei prossimi mesi riguarderanno quindi lo studio delle testimonianze storiche, la raccolta delle informazioni sui complessi interessati e la definizione degli elementi che potranno sostenere la proposta di riconoscimento.
Il progetto intende inoltre favorire una maggiore conoscenza di questa parte di Torino, mettendo in relazione la storia delle istituzioni caritative con le attività di accoglienza, assistenza ed educazione che continuano a caratterizzare il territorio.
La candidatura è attualmente nella fase iniziale: il protocollo dell'8 ottobre 2026 apre il lavoro preparatorio, mentre tempi e sviluppi successivi dipenderanno dalla predisposizione del dossier e dalle procedure istituzionali previste per il riconoscimento UNESCO.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to