Piemonte, economia verso la stagnazione nel 2026
17/06/2026
L’economia piemontese rallenta e il 2026 si apre con prospettive di sostanziale stagnazione. È quanto emerge dal Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale, presentato al Campus Einaudi, dopo un 2025 chiuso con una crescita del Pil pari allo 0,4%, valore leggermente inferiore alla media nazionale e a quella del Nord Italia.
Industria e servizi fermi, costruzioni in calo
Il quadro congiunturale delineato dalla Banca d’Italia indica un peggioramento delle condizioni economiche, condizionato dalle tensioni geopolitiche, dall’incertezza internazionale e dalle criticità negli approvvigionamenti di materie prime. Per il 2026 le previsioni segnalano ricavi sostanzialmente stabili nell’industria e nei servizi, mentre per le costruzioni è attesa una riduzione dell’attività.
A pesare sulle prospettive regionali è anche il calo degli investimenti delle imprese industriali, elemento che può frenare la capacità del sistema produttivo di aggiornare tecnologie, processi e organizzazione. Dopo la crescita contenuta registrata nel 2025, il Piemonte si trova quindi davanti a una fase di maggiore prudenza, nella quale imprese e territori dovranno confrontarsi con margini di sviluppo più ridotti.
Il rallentamento non riguarda soltanto i dati macroeconomici, ma interessa anche alcune componenti strutturali del sistema produttivo regionale. La capacità di reagire alla fase di debolezza dipenderà dalla tenuta delle filiere industriali, dalla domanda estera, dalla disponibilità di investimenti e dal rafforzamento dei comparti più innovativi.
Torino esposta alla filiera automotive
Tra le aree più esposte resta quella torinese, dove la dipendenza dalla filiera dell’automotive è significativamente più elevata rispetto al resto del Paese. Nella provincia di Torino il valore aggiunto riconducibile al comparto rappresenta l’8,1% del totale del settore privato non finanziario, un dato che conferma il peso ancora determinante dell’auto nell’economia locale.
Questa specializzazione costituisce una risorsa per competenze, occupazione e tradizione industriale, ma rende anche il territorio più vulnerabile alle trasformazioni in corso nel settore. La transizione verso nuovi modelli produttivi, l’elettrificazione, la riconfigurazione delle catene di fornitura e le difficoltà del mercato possono incidere in modo diretto su imprese, subfornitura e lavoro.
Accanto alle criticità, il rapporto evidenzia però anche punti di forza rilevanti. Il Piemonte conferma una spiccata capacità innovativa, con un’intensità brevettuale superiore alla media italiana. In questo quadro Torino si consolida come uno dei principali poli nazionali dell’aerospazio, comparto che in Piemonte genera l’1,3% del valore aggiunto delle società di capitali, oltre il doppio della media nazionale.
Aerospazio, brevetti e lavoro: le sfide del territorio
Il settore aerospaziale rappresenta uno degli asset più dinamici dell’economia regionale. Il Piemonte concentra oltre il 17% dei brevetti italiani della filiera, confermando una presenza significativa nella ricerca, nella tecnologia e nelle produzioni ad alto valore aggiunto. Si tratta di un ambito strategico, capace di collegare industria, università, centri di ricerca e competenze specialistiche.
Sul fronte del lavoro, tuttavia, il rapporto segnala un rallentamento della crescita dell’occupazione e un aumento del ricorso alla cassa integrazione. Il dato riflette una fase di maggiore incertezza per le imprese e per i lavoratori, soprattutto nei comparti più esposti alla domanda internazionale e alle trasformazioni delle filiere produttive.
Resta aperta anche la questione della partecipazione al lavoro di giovani e donne. I Neet piemontesi, cioè i giovani che non lavorano, non studiano e non seguono percorsi formativi o tirocini, hanno raggiunto l’11,4%. Per la Banca d’Italia si tratta di una delle priorità su cui intervenire, perché l’esclusione di una quota rilevante di giovani dai percorsi formativi e professionali rappresenta un freno alla crescita economica e sociale del territorio.
Il Piemonte affronta quindi una fase complessa: da una parte stagnazione, minori investimenti e fragilità legate all’automotive; dall’altra innovazione, brevetti e aerospazio come possibili leve di rilancio. La sfida sarà trasformare i punti di forza in crescita diffusa, evitando che il rallentamento congiunturale aumenti le distanze tra settori, territori e generazioni.
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