Piemonte, siccità severa: Po in deficit del 75% a luglio
14/07/2026
Il Piemonte affronta una marcata carenza idrica all’inizio della seconda decade di luglio 2026, con portate dei fiumi fortemente ridotte e risorse superficiali inferiori del 37% rispetto alla media del periodo. Il dato più significativo riguarda il Po a Isola Sant’Antonio, dove nella prima decade del mese è stata misurata una portata media di appena 62 metri cubi al secondo, corrispondente a un deficit del 75% rispetto ai valori storici.
Siccità severa nei bacini del Tanaro, Scrivia e alto Po
L’indice sintetico utilizzato per valutare la siccità segnala condizioni severe nell’intero bacino del Tanaro, nello Scrivia e lungo il Po a monte della confluenza con la Dora Baltea. Valori di questa intensità non venivano osservati dal 2022, anno caratterizzato da una delle più gravi crisi idriche registrate in Piemonte.
La situazione attuale è legata principalmente alle scarse precipitazioni, alla limitata quantità di neve ancora presente in alta quota e alla progressiva diminuzione delle portate nel reticolo idrografico regionale. Nel mese di giugno, sul bacino del Po chiuso alla confluenza con il Ticino, sono caduti mediamente circa 62 millimetri di pioggia, il 36% in meno rispetto alla media climatica 1991-2020.
Anche i primi dieci giorni di luglio hanno mostrato una carenza di precipitazioni vicina al 50%. Gli scarti negativi interessano gran parte dei bacini piemontesi e oscillano generalmente tra il 30% e il 60%, mentre nelle aree del Ticino e dello Scrivia la riduzione risulta più contenuta.
Il quadro si è formato nel corso di diversi mesi. Ad aprile il deficit pluviometrico aveva raggiunto il 56%, mentre a maggio si era attestato al 44%. La successione di periodi poco piovosi ha progressivamente ridotto l’acqua disponibile nei suoli, nei corsi d’acqua e nei sistemi di accumulo.
Giugno più caldo di 3,5 gradi rispetto alla media
Alle precipitazioni insufficienti si sono aggiunte temperature particolarmente elevate. Giugno 2026 ha registrato un’anomalia termica regionale di 3,5 gradi sopra la media, collocandosi tra i mesi di giugno più caldi della serie storica piemontese, con valori vicini ai record del 2003.
Il caldo prolungato, preceduto dall’ondata registrata alla fine di maggio, ha aumentato l’evapotraspirazione, cioè la quantità di acqua trasferita dal terreno e dalla vegetazione verso l’atmosfera. Questo processo ha accentuato lo stress dei suoli e delle colture, riducendo ulteriormente la disponibilità idrica e aggravando gli effetti della mancanza di pioggia.
Considerando neve residua, invasi artificiali e Lago Maggiore, le risorse idriche superficiali disponibili ammontavano a circa 558 milioni di metri cubi. Il volume risulta inferiore del 37% rispetto alla media prevista per questa fase dell’anno.
Le portate dei corsi d’acqua costituiscono l’elemento sottoposto alla maggiore attenzione. Durante la prima decade di luglio, molte delle sezioni idrometriche monitorate hanno mostrato valori inferiori di oltre il 40% rispetto alla media storica. La riduzione limita la quantità di acqua disponibile per gli ecosistemi, l’agricoltura, le attività produttive e gli altri utilizzi del territorio.
Quasi mille ettari interessati dagli incendi
Il caldo e la siccità hanno inoltre creato condizioni favorevoli alla propagazione degli incendi boschivi. L’ondata iniziata nei primi giorni di luglio, culminata con il record delle temperature massime dell’8 luglio, è stata accompagnata da forti venti settentrionali di caduta, capaci di accelerare l’estensione delle fiamme.
La superficie complessivamente percorsa dagli incendi nei primi giorni del mese è stimata in circa 993 ettari. Sono state coinvolte anche aree protette, tra cui il Parco naturale dell’Alta Valsesia e della Val Strona, il Parco nazionale del Gran Paradiso e il Parco nazionale della Val Grande, lambito dall’incendio sviluppatosi nella zona di Premosello.
Gli incendi nelle aree montane possono generare ulteriori rischi nelle fasi successive. La perdita della vegetazione rende infatti i versanti più vulnerabili all’erosione e, in presenza di precipitazioni intense, può favorire colate rapide di detriti e fango nei bacini già colpiti dalle fiamme.
Disponibilità idrica paragonabile alla crisi del 2022
La crisi del 2026 ha avuto un’origine diversa rispetto a quella del 2022, iniziata dopo una prolungata assenza di precipitazioni già nella seconda metà del 2021. La quantità di risorsa disponibile nel mese di luglio risulta tuttavia comparabile, secondo l’analisi del quadro idrologico regionale.
La combinazione tra portate ridotte, scarsa neve residua, elevate temperature e riserve superficiali sotto la media delinea una fase di forte stress idrico. Il monitoraggio proseguirà nelle prossime settimane, considerate le prospettive di una stagione estiva ancora caratterizzata da caldo e precipitazioni limitate.
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