Piemonte, negozi al dettaglio in calo del 10,2% in cinque anni
24/07/2026
Il Piemonte ha perso il 10,2% delle unità locali del commercio al dettaglio tra il 2018 e il 2023, mentre la densità dei negozi è scesa da 10,7 a 9,8 attività ogni mille residenti. A delineare il ridimensionamento della rete commerciale regionale è il primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, ripreso da Ascom Confcommercio Torino e provincia per richiamare l’attenzione sulle conseguenze economiche, occupazionali e sociali della progressiva scomparsa degli esercizi di prossimità.
Meno negozi nei quartieri e nei comuni piemontesi
La contrazione registrata in Piemonte è analoga a quella osservata in Veneto ed Emilia-Romagna. Anche i dati relativi al 2024 e al 2025 indicano un andamento coerente con la tendenza nazionale: nell’intero Paese, tra il 2018 e il 2025, i punti vendita al dettaglio sono diminuiti del 14,4%.
Il calo emerge con chiarezza anche dal rapporto tra attività commerciali e popolazione. In cinque anni la densità regionale si è ridotta dell’8,4%, un risultato molto vicino al meno 8,3% rilevato in Lombardia. La diminuzione interessa centri urbani, quartieri e comuni di dimensioni più contenute, dove la chiusura di un negozio può tradursi nella perdita di un servizio utilizzato quotidianamente dai residenti.
Secondo la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia, Maria Luisa Coppa, la riduzione della presenza commerciale modifica la vivibilità dei territori. Un esercizio di vicinato svolge infatti una funzione economica, ma rappresenta anche un punto di riferimento, un presidio informale e un luogo di relazione all’interno della comunità.
Occupazione piemontese in flessione del 5,2%
Il quadro regionale appare delicato anche sul versante del lavoro. Nel periodo esaminato, l’occupazione nel commercio piemontese è diminuita del 5,2%, una flessione più marcata rispetto al dato complessivo del Nord-Ovest, fermo al meno 1,3%. Nel Sud Italia, al contrario, il numero degli occupati è cresciuto del 3,4%.
Ascom richiama in particolare il rapporto tra commercio e occupazione giovanile. Sulla base dei dati Inps citati dall’associazione, il 40% degli occupati tra i 15 e i 29 anni lavora nei settori della ristorazione e dell’ospitalità, mentre il 22,5% trova impiego nel commercio. Per Coppa, sostenere gli acquisti nei negozi del territorio significa quindi contribuire alla tenuta di comparti nei quali molti giovani compiono le prime esperienze professionali.
L’associazione chiede che il tema venga inserito nelle politiche dedicate al lavoro e alle nuove generazioni, con misure capaci di sostenere le imprese, favorire occupazione stabile e migliorare le condizioni degli addetti.
E-commerce e discount cambiano il mercato italiano
La diminuzione del numero dei punti vendita non coincide con una riduzione del valore complessivo del settore. Tra il 2018 e il 2025, il fatturato nazionale del commercio al dettaglio è cresciuto del 25,7%, raggiungendo 410,7 miliardi di euro. Nello stesso periodo, il fatturato medio per addetto è aumentato del 27,9%.
I numeri descrivono un mercato formato da meno attività, ma caratterizzato da imprese mediamente più grandi, organizzate e produttive. Tra i fenomeni più rilevanti figurano l’espansione dei discount alimentari, il cui fatturato è cresciuto del 101,1%, e lo sviluppo dell’e-commerce, aumentato del 41,9%.
È cambiata anche la struttura giuridica delle imprese. Tra il 2012 e il 2025, la quota delle società di capitali nel commercio è passata dal 9% al 17,4%, quasi raddoppiando. Il settore risulta quindi maggiormente concentrato e strutturato, mentre gli esercizi di minori dimensioni devono confrontarsi con margini ridotti, nuovi comportamenti di consumo e una concorrenza digitale organizzata su scala internazionale.
Ascom chiede politiche a sostegno della prossimità
Coppa sollecita interventi condivisi per riequilibrare le condizioni tra negozi fisici e grandi piattaforme online, sottolineando le differenze nei regimi fiscali e nei costi sostenuti dalle diverse forme di vendita. La presidente segnala anche un timido ritorno verso gli acquisti nei punti vendita tradizionali da parte di consumatori orientati a comprare quantità minori con maggiore frequenza.
Per Ascom, questa tendenza può offrire nuove possibilità al commercio di prossimità, purché venga accompagnata da politiche istituzionali su accessibilità, fiscalità, rigenerazione urbana e attrattività dei centri commerciali naturali. La difesa dei negozi viene così collegata alla disponibilità di servizi, alla presenza di posti di lavoro e alla capacità dei quartieri e dei piccoli comuni di mantenere una vita economica e sociale attiva.
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