Piemonte, imprese prudenti: produzione e ordini restano stabili
10/07/2026
Le imprese piemontesi affrontano il terzo trimestre del 2026 con aspettative sostanzialmente stabili su occupazione, produzione e ordini, mentre aumentano le preoccupazioni per i costi di energia, materie prime e trasporti. È quanto emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Piemonte, realizzata a giugno attraverso le risposte di circa 1.200 aziende del territorio regionale.
Occupazione positiva, frenano export e redditività
Il saldo tra le imprese che prevedono una crescita e quelle che temono una riduzione si mantiene positivo per l’occupazione, con un valore del 6,2%. Le aspettative sulla produzione registrano un saldo del 2,3%, mentre quello relativo agli ordini complessivi si ferma all’1,6%.
Il quadro peggiora osservando i risultati già maturati. L’export presenta un saldo negativo del 3,8%, mentre la redditività scende a -8,6%. I dati indicano quindi una tenuta dell’attività aziendale accompagnata da margini sotto pressione e da maggiori difficoltà sui mercati internazionali.
Resta elevata la propensione a investire: il 73,6% delle aziende intervistate ha in programma interventi, una quota inferiore di un punto percentuale rispetto alla rilevazione precedente. Il 25,1% prevede invece l’acquisto di nuovi impianti, percentuale cresciuta di 1,2 punti rispetto a marzo.
Il tasso di utilizzo degli impianti e delle risorse rimane stabile al 77%. Il ricorso alla cassa integrazione interessa il 7,9% delle imprese, arrivando al 10,6% nel comparto manifatturiero. In quest’ultimo caso il dato si riduce comunque di 1,2 punti rispetto al secondo trimestre.
Grandi aziende più fiduciose delle piccole imprese
Le prospettive cambiano in base alle dimensioni aziendali. Le imprese con oltre 50 dipendenti esprimono attese favorevoli sulla produzione, con un saldo positivo del 10,3%. Le realtà più piccole si mostrano invece maggiormente caute e registrano un valore negativo dell’1,3%.
Rimangono molto elevati i timori legati ai prezzi. Il saldo delle risposte indica una prevalenza dei pessimisti pari al 56,5% per le materie prime, al 57,3% per l’energia e al 63,9% per logistica e trasporti. Il recente calo delle quotazioni petrolifere non appare sufficiente a compensare gli aumenti accumulati nelle filiere produttive dall’inizio dell’anno.
Il presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto, collega la prudenza degli imprenditori alla rapida successione di tensioni geopolitiche. Secondo Amalberto, la volontà delle aziende di investire non si è fermata, ma per sostenere la crescita occorre una ripresa degli ordini di lungo periodo, insieme a maggiore regolarità nei pagamenti e nell’accesso al credito.
Metalmeccanica in difficoltà, meglio alimentare e impiantistica
Il manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, presenta saldi negativi sia per la produzione sia per i nuovi ordini, entrambi a -1,5%. L’occupazione resta positiva al 3,7%, mentre redditività ed esportazioni scendono rispettivamente a -12,3% e -3%.
Il comparto metalmeccanico continua a soffrire: il saldo relativo alla produzione è negativo da dodici trimestri consecutivi e si attesta a -2,6%. Le criticità interessano in particolare automotive e metallurgia. Risultati sfavorevoli emergono anche per il tessile-abbigliamento, a -9,4%, e per l’edilizia, a -4%.
Le manifatture varie, il settore chimico e quello del legno mostrano aspettative stabili. I segnali migliori arrivano dagli impiantisti, con un saldo positivo del 17,9%, seguiti da gomma-plastica al 6,1%, alimentare al 5,6% e comparto cartario-grafico al 3,8%.
Servizi in ripresa grazie a trasporti, commercio e turismo
Il settore dei servizi mostra un recupero più netto della fiducia. Il trasporto di merci e persone passa dal -15,6% della precedente rilevazione a un saldo positivo del 16,7%. Commercio e turismo risalgono dall’originario -18,6% all’1,6%.
Restano favorevoli anche le aspettative delle imprese dell’Information and Communication Technology, con un saldo del 13,1%, e dei servizi alle aziende, che raggiungono il 12,8%.
Medio Oriente, il caro energia pesa sui margini
L’indagine comprende un approfondimento sugli effetti del conflitto in Medio Oriente. Il 38% delle imprese considera il suo impatto significativo e destinato a durare, mentre un’altra quota del 38% lo giudica moderato. È limitato il numero delle aziende che dichiara di non aver subito conseguenze.
Il fattore più penalizzante è il costo dell’energia: il 63% delle imprese lo considera rilevante o molto rilevante per il margine operativo, con livelli superiori nei comparti alimentare, metallurgico e automobilistico.
Per affrontare le tensioni, le aziende stanno privilegiando la diversificazione dei fornitori e la rinegoziazione dei contratti con i clienti. Il 51% prevede un miglioramento dei principali fattori di rischio nei prossimi mesi, mentre il 27% continua a segnalare un’elevata incertezza.
La preoccupazione per gli effetti duraturi del conflitto è più diffusa nelle province di Alessandria e Asti. L’ottimismo raggiunge invece i livelli più alti nell’Astigiano e nel Biellese, mentre il Novarese presenta le aspettative meno favorevoli e la maggiore incertezza. Torino e Cuneo, che rappresentano insieme circa metà del campione, si collocano in linea con la media regionale.
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