Italia, Pil 2026 rivisto al rialzo: imprese fiduciose ma pesa l’energia
30/09/2026
Le prospettive dell’economia italiana per il 2026 migliorano, con le principali stime di crescita del Pil comprese tra lo 0,8% e lo 0,9%, ma energia, conti pubblici e divari negli investimenti continuano a condizionare il quadro. È quanto emerge dall’outlook economico diffuso da Ascom Torino il 29 settembre, che riunisce le indicazioni di Ocse, Confindustria, Istat, Unioncamere e altre rilevazioni dedicate al sistema produttivo. L’Ocse ha rivisto al rialzo la previsione per il Pil italiano, portandola dallo 0,5% allo 0,9%, mentre Confindustria segnala risultati migliori rispetto alle attese formulate durante la primavera.
Pil italiano, le stime salgono fino allo 0,9%
L’economia mondiale continua a muoversi in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dai prezzi dell’energia, ma ha mostrato una capacità di tenuta superiore alle attese. Gli investimenti collegati all’intelligenza artificiale hanno sostenuto produzione e scambi, mentre per l’Italia i risultati positivi registrati nei primi due trimestri hanno contribuito al miglioramento delle previsioni.
Secondo il quadro riportato da Ascom Torino, le stime per la crescita italiana nel 2026 si collocano ora intorno allo 0,8-0,9%, rispetto allo 0,5% indicato durante la primavera. Tra i fattori favorevoli vengono citati anche gli investimenti legati al PNRR e una trasmissione dei rincari energetici ai prezzi degli altri beni più contenuta rispetto a quanto inizialmente previsto.
Il costo dell’energia resta però uno degli elementi di maggiore incertezza. Le tensioni sui collegamenti internazionali continuano a mantenere sotto pressione petrolio e gas. Secondo i dati Eurostat richiamati nell’analisi, nel secondo trimestre il valore delle importazioni petrolifere dell’Unione europea è cresciuto del 55,8% rispetto alla media mensile del 2025, pur in presenza di volumi sostanzialmente stabili.
Deficit al 3,1%, restano stretti i margini dei conti pubblici
Accanto alla crescita economica rimane aperto il capitolo della finanza pubblica. L’Istat ha confermato per il 2025 un rapporto tra deficit e Pil pari al 3,1%, leggermente superiore alla soglia del 3% prevista dalle regole europee.
Il dato incide sul percorso dell’Italia all’interno della procedura europea per deficit eccessivo avviata nel 2024. Per un’uscita già nel 2026 sarebbe stato infatti necessario portare il disavanzo del 2025 sotto la soglia del 3%. La situazione limita quindi gli spazi disponibili per nuove misure di bilancio, mentre il Governo deve contemperare gli interventi di sostegno alla crescita con gli obiettivi di finanza pubblica.
Imprese, il 27,5% prevede una crescita del fatturato
Dal sistema produttivo arrivano intanto segnali favorevoli. Secondo Unioncamere, il 27,5% delle imprese prevede per il 2026 un aumento del fatturato pari almeno al 3%. Il 19,8% si attende una crescita delle esportazioni, mentre il 15,8% indica prospettive positive sul fronte dell’occupazione.
Le aspettative rimangono orientate alla crescita anche guardando al 2027, sebbene con percentuali differenti. Il quadro territoriale presenta tuttavia caratteristiche eterogenee. Il Market Watch dedicato alle imprese toscane, realizzato da Banca Ifis anche attraverso dati Format Research, segnala per esempio una crescita media annua dei ricavi del 2,2%, accompagnata però da una redditività ancora sotto pressione.
Innovazione nel 62,9% delle aziende con almeno dieci addetti
Un altro indicatore riguarda la diffusione dell’innovazione nel sistema produttivo italiano. I dati Istat riferiti al triennio 2022-2024 mostrano che il 62,9% delle imprese industriali e dei servizi con almeno dieci addetti ha svolto attività innovative, con un incremento di 4,3 punti percentuali rispetto al periodo precedente.
L’aumento ha interessato in particolare le imprese di dimensioni più contenute. Diversa la situazione nella ricerca e sviluppo: nel 2024 la spesa complessiva è aumentata del 5,6% a prezzi correnti, ma nel settore privato la crescita è stata sostenuta dalle grandi aziende, mentre nelle piccole e medie imprese gli investimenti sono diminuiti.
Export extra Ue in calo del 2,1% ad agosto
Il commercio internazionale presenta un andamento meno lineare. Ad agosto le esportazioni italiane verso i Paesi extra Ue sono diminuite del 2,1% rispetto a luglio. Il dato risente però delle elevate vendite di mezzi di navigazione marittima registrate nel mese precedente: depurando il confronto da questa componente, l’export avrebbe segnato un incremento dello 0,2%.
Nel frattempo continua a cambiare anche il tessuto delle piccole attività commerciali. L’Osservatorio sulle tabaccherie 2026, realizzato da Format Research per la Federazione Italiana Tabaccai, descrive esercizi che stanno ampliando progressivamente la gamma dei servizi offerti, affiancando alla vendita tradizionale pagamenti, spedizioni, ritiro di pacchi e altre prestazioni di uso quotidiano.
Il quadro delineato dall’outlook di Ascom Torino presenta quindi un’economia italiana sostenuta da aspettative di crescita più favorevoli e da una diffusione significativa dell’innovazione, mentre restano sotto osservazione il costo dell’energia, gli spazi della finanza pubblica e la capacità delle imprese di dimensioni minori di sostenere investimenti in ricerca e sviluppo.
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