Tra fake news e allarmismi: come riconoscere la vera scienza
01/02/2026
Martedì 17 febbraio, dalle 16.00 alle 18.00, l’Accademia delle Scienze di Torino apre al pubblico un incontro dedicato a un tema che riguarda chiunque lavori con le notizie e, più in generale, chiunque cerchi orientamento in un flusso continuo di contenuti: distinguere la scienza verificabile da ciò che ne imita il linguaggio senza rispettarne le regole. L’appuntamento rientra in un corso pensato per i professionisti della comunicazione, articolato in quattro incontri, ma accessibile anche a chi vuole acquisire strumenti di lettura più solidi e meno vulnerabili a semplificazioni, titoli urlati e false equivalenze.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la fiducia nella scienza e rendere più efficace la risposta alla disinformazione, lavorando non sulla “battuta pronta”, ma sulle basi: come si costruisce una conoscenza scientifica, come si valuta una fonte, quali segnali rivelano un contenuto pseudoscientifico anche quando appare ben confezionato.
Metodi, credibilità e passaggio dai laboratori ai media
L’incontro si apre con l’introduzione di Marco Filippi (Accademia delle Scienze di Torino) ed è moderato dalla giornalista Silvia Rosa Brusin. Il primo nucleo tematico riguarda i metodi della scienza e le ragioni della sua credibilità: non come atto di fede, ma come risultato di procedure che prevedono verifica, controllo, confronto tra pari, gestione delle incertezze e possibilità di revisione.
Interviene Mauro Principe (Accademia delle Scienze di Torino), che porta l’attenzione su domande concrete: che cosa rende affidabile un risultato? Quali passaggi trasformano un’ipotesi in una conoscenza condivisa? In questa prospettiva entrano in gioco le riviste scientifiche, il ruolo della peer review e la funzione degli attori istituzionali — università, enti di ricerca, organismi internazionali — che contribuiscono a rendere tracciabili i processi. Un punto delicato, spesso decisivo, riguarda poi il percorso con cui i contenuti scientifici arrivano al grande pubblico: traduzioni, semplificazioni, tagli narrativi e tempi dei media possono alterare il significato originale, senza che il lettore se ne accorga.
Pseudoscienza: come riconoscerla senza cadere nelle trappole retoriche
La seconda parte è affidata a Vincenzo Crupi, professore ordinario di Filosofia della Scienza all’Università di Torino, vicepresidente della European Philosophy of Science Association e membro della Academia Europaea. Il suo intervento mette a fuoco le caratteristiche dell’informazione pseudoscientifica, che può riguardare ambiti molto diversi — dalla storia al clima, dalla medicina ad altri settori — e che spesso sfrutta un’apparenza di rigore per guadagnare fiducia.
L’approccio proposto non si limita a etichettare: mira a individuare criteri ricorrenti attraverso strumenti di logica, filosofia della scienza e scienze cognitive. Le differenze tra scienze e pseudoscienze, infatti, emergono nel modo in cui vengono costruite le teorie, nel rapporto con le prove, nella gestione delle controversie e nella valutazione delle incertezze. È proprio nelle “zone grigie” — dove le parole sembrano tecniche e le argomentazioni scorrono con sicurezza — che serve una bussola critica: non per diventare specialisti di tutto, ma per comunicare in modo responsabile, chiaro e rigoroso, senza amplificare allarmismi o false certezze.
Al termine è prevista una discussione, spazio utile per collegare i concetti ai casi reali che giornalisti, comunicatori e lettori incontrano ogni giorno.
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