Terre rare, energia e intelligenza artificiale: le nuove mappe del potere globale
23/02/2026
Le terre rare sono entrate stabilmente nel lessico dell’economia strategica, ma ridurle a una questione di mera disponibilità mineraria rischia di semplificare eccessivamente uno scenario che, al contrario, è segnato da interdipendenze profonde. Le tecnologie digitali, la transizione energetica, la mobilità elettrica e l’espansione dell’intelligenza artificiale hanno riportato al centro del dibattito la relazione tra risorse naturali, capacità industriale e sovranità tecnologica. Non è sufficiente chiedersi dove si trovino i giacimenti: occorre comprendere chi controlla le fasi di raffinazione, trasformazione e integrazione nelle catene globali del valore.
Il tema sarà al centro di un incontro promosso dall’Accademia delle Scienze di Torino, con gli interventi di Pietro Terna e Gian Andrea Blengini, studiosi che da prospettive differenti – economica e tecnico-industriale – analizzano le dinamiche che legano materie prime critiche, consumo di energia e sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Terre rare e filiere strategiche: oltre la geografia dei giacimenti
Le terre rare rappresentano un caso emblematico di come il potere economico e politico non dipenda soltanto dall’abbondanza di una risorsa, ma dalla capacità di inserirla in una strategia industriale coerente. Magneti permanenti per turbine eoliche, batterie, componenti elettronici avanzati: in ciascuna di queste filiere il valore si concentra spesso nelle fasi a più alto contenuto tecnologico, dove ricerca, know-how e controllo delle catene logistiche diventano determinanti.
In alcuni casi, detenere la materia prima garantisce un vantaggio negoziale evidente; in altri, è la padronanza dei processi di trasformazione e l’accesso ai mercati finali a fare la differenza. Ogni filiera segue logiche proprie, con equilibri che possono modificarsi rapidamente a seguito di innovazioni tecnologiche, scelte regolatorie o tensioni geopolitiche. L’idea di una formula valida in ogni contesto non regge alla prova dei fatti: ciò che conta è la capacità di adattamento e di visione sistemica.
Intelligenza artificiale e fabbisogno energetico: una domanda in crescita
A complicare il quadro interviene l’espansione dell’intelligenza artificiale, che sta generando una domanda di energia e di capacità di calcolo superiore a quella sperimentata nella fase di crescita del web. I data center di nuova generazione, le infrastrutture per l’addestramento dei modelli di apprendimento automatico e le applicazioni industriali avanzate richiedono potenze di calcolo elevate e, di conseguenza, un approvvigionamento energetico stabile e sostenibile.
Proiettare nel futuro le tendenze attuali può risultare fuorviante. L’evoluzione delle architetture computazionali, i progressi nella teoria dell’apprendimento automatico e le innovazioni nel campo delle energie rinnovabili potrebbero ridisegnare in modo significativo la traiettoria dei consumi. Un miglioramento dell’efficienza algoritmica o l’affermazione di nuovi paradigmi hardware inciderebbero tanto sulla domanda di materie prime quanto su quella di energia.
In questo scenario, la questione strategica non si esaurisce nella competizione per l’accesso alle risorse, ma riguarda il riequilibrio globale delle competenze, delle infrastrutture e delle capacità produttive. Investire in ricerca, formazione e innovazione significa incidere sulle regole del gioco, non soltanto adattarsi a esse. Il confronto promosso a Torino offre l’occasione per leggere insieme queste trasformazioni, evitando scorciatoie interpretative e cogliendo la complessità di una fase in cui tecnologia, energia e geopolitica procedono intrecciate.