Spreco alimentare in calo, ma il conto resta alto: i dati 2026
04/02/2026
Lo spreco alimentare in Italia continua a ridursi, confermando un trend positivo che però non basta ancora a cambiare scala al problema. Secondo il “Caso Italia 2026”, rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International diffuso il 3 febbraio in vista della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare del 5 febbraio, nell’ultimo anno ogni cittadino ha “perso” 63,9 grammi di cibo in meno a settimana. Il dato pro capite scende così da 617,9 a 554 grammi settimanali, pari a circa 79 grammi al giorno. Una diminuzione significativa, che tuttavia convive con numeri complessivi ancora imponenti: oltre 5 milioni di tonnellate di cibo buttate e un valore economico che supera i 13,5 miliardi di euro.
Dove si spreca meno e chi spreca di più
Il miglioramento non è omogeneo. A livello territoriale, lo spreco domestico risulta più contenuto nel Nord, con 516 grammi settimanali (-7%), mentre cresce al Centro, dove raggiunge i 570,8 grammi (+3%), e soprattutto al Sud, con 591,2 grammi (+7%). Il confronto generazionale evidenzia differenze marcate: i cosiddetti “boomers”, nati tra il 1946 e il 1964, si attestano su una media di 352 grammi settimanali pro capite, la performance migliore. All’estremo opposto si collocano le famiglie della generazione Z, con 799 grammi, seguite dai millennials a quota 750 grammi e dalla generazione X con 478 grammi.
Nonostante questi divari, la consapevolezza del fenomeno appare diffusa. Il 94% degli italiani dichiara attenzione al tema dello spreco alimentare; il 63% afferma di gettare cibo meno di una volta a settimana e solo il 14% ammette una frequenza quasi quotidiana.
Le cause e il ruolo della ristorazione
La ricerca individua motivazioni prevalentemente organizzative: cattiva conservazione degli alimenti nel 38% dei casi, dimenticanza nel 33% e sovra-acquisto nel 28%. Tra i cibi più sprecati figurano frutta fresca, verdura fresca e pane. Le giovani generazioni, in particolare, mostrano una maggiore esposizione a fattori di “fragilità cumulative”, legate a tempo, costi percepiti e minore senso di efficacia individuale.
Sul fronte dei consumi fuori casa, i dati segnalano un cambiamento culturale rilevante. Otto italiani su dieci dichiarano che nel 2026 non sprecheranno cibo al ristorante: o perché consumano tutto o perché portano a casa gli avanzi. Il 93% riceve il contenitore dal personale di sala e, in sei casi su dieci, è il ristoratore stesso a proporre il recupero.
Donometro ed educazione alimentare
Dal 5 febbraio entra ufficialmente in funzione il Donometro, prima app pensata per misurare e ridurre lo spreco alimentare, sostenuta anche da Fipe. Lo strumento consente a bar, pasticcerie e piccoli esercenti di registrare e donare in modo tracciabile le eccedenze ancora consumabili, facilitando il collegamento con le associazioni beneficiarie.
Per Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe e vicepresidente vicario di Confcommercio, la riduzione dello spreco passa soprattutto dall’educazione alimentare delle giovani generazioni. Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità, sottolinea Stoppani, può rafforzare la consapevolezza che il cibo rappresenta un valore culturale e sociale, non una merce qualsiasi, e tradurre questi valori in comportamenti più responsabili lungo tutta la filiera.
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