Piemonte, disegno di legge per fermare il consumo di suolo agricolo nelle rinnovabili
13/04/2026
Il Piemonte prova a ridisegnare il rapporto tra transizione energetica e tutela del territorio con un disegno di legge che punta a delimitare con maggiore precisione dove potranno sorgere i nuovi impianti da fonti rinnovabili. Il provvedimento, approvato dalla giunta regionale su proposta dell’assessore all’Ambiente Matteo Marnati e ora destinato all’esame del Consiglio, interviene su un tema molto sensibile, perché mette insieme la necessità di aumentare la produzione di energia pulita e l’esigenza di preservare il valore agricolo e paesaggistico di una regione che fonda anche su quel patrimonio una parte rilevante della propria identità economica.
La linea scelta dalla Regione è chiara: indirizzare i nuovi investimenti verso aree già compromesse, urbanizzate o comunque compatibili sotto il profilo ambientale e urbanistico, riducendo al minimo il ricorso ai terreni agricoli produttivi. In questa impostazione si legge il tentativo di offrire agli operatori un quadro di riferimento più definito, capace di accompagnare la crescita delle rinnovabili senza lasciare spazio a una diffusione disordinata degli impianti sul territorio.
Aree industriali, siti compromessi e limiti al consumo di suolo
Il disegno di legge si inserisce nel perimetro già tracciato dal decreto legislativo 190 del 2024, che ha individuato un primo elenco di aree idonee e ha attribuito alle Regioni il compito di individuarne altre, nel rispetto di criteri nazionali. Il Piemonte sceglie di non riscrivere l’intero impianto normativo, ma di agire su un punto specifico: ampliare l’elenco delle aree idonee privilegiando contesti già segnati dalla presenza umana o da precedenti trasformazioni.
Tra le superfici considerate prioritarie rientrano edifici, parcheggi, siti da bonificare, aree industriali dismesse, zone vicine a insediamenti produttivi e logistici, oltre alle fasce prossime a infrastrutture come autostrade e ferrovie. L’obiettivo dichiarato è evitare che la spinta verso il fotovoltaico e l’agrivoltaico finisca per tradursi in un’erosione del suolo agricolo, considerato dalla Regione un bene di valore strategico, sia per la qualità delle colture sia per il peso economico e culturale che esse rappresentano.
Il provvedimento fissa anche un limite preciso: le aree agricole utilizzabili per questi impianti non potranno superare lo 0,8 per cento a livello regionale e il 2 per cento in ciascun comune. È un’indicazione politica e tecnica molto netta, che prova a contenere il rischio di una pressione eccessiva sui terreni coltivati e a concentrare lo sviluppo energetico in spazi già alterati o più coerenti con questo tipo di trasformazione.
Semplificazioni, controllo del cumulo e vantaggi per le comunità locali
Nelle nuove aree idonee individuate dalla Regione sono previste procedure autorizzative semplificate, con tempi più rapidi e un iter alleggerito, pur mantenendo le necessarie verifiche paesaggistiche. La scelta risponde alla volontà di dare agli investitori regole più chiare e, allo stesso tempo, di accelerare il contributo piemontese agli obiettivi di sviluppo delle rinnovabili entro il 2030, indicati in circa 5.000 megawatt di nuova potenza installata.
Un altro passaggio importante riguarda il cosiddetto effetto cumulo, cioè la concentrazione di più impianti nella stessa area. Il disegno di legge introduce infatti strumenti per monitorare digitalmente la diffusione delle installazioni e prevede, in alcuni casi, il ricorso a procedure autorizzative più articolate quando la densità degli impianti richiede una valutazione più approfondita degli impatti. Si tratta di un punto delicato, perché la transizione energetica, per risultare sostenibile, deve misurarsi anche con la distribuzione equilibrata delle infrastrutture sul territorio.
La norma dedica attenzione anche alla continuità delle attività agricole, alla promozione del fotovoltaico nelle nuove strutture commerciali e all’integrazione con sistemi di accumulo energetico, compresi quelli indipendenti. Il messaggio della Regione è quello di una pianificazione più selettiva e più governata, nella quale la crescita delle rinnovabili non venga affidata a dinamiche casuali ma a scelte coerenti con la struttura dei luoghi e con le esigenze dei territori.
La sfida politica tra transizione ecologica e tutela del Piemonte produttivo
Nelle parole del presidente Alberto Cirio e dell’assessore Marnati emerge con evidenza la volontà di tenere insieme più interessi: l’indipendenza energetica, la competitività del sistema produttivo, la riduzione dei costi per le imprese e la salvaguardia del paesaggio agricolo. La priorità assegnata alle aree antropizzate risponde anche a un obiettivo industriale, perché favorisce la localizzazione degli impianti vicino ai poli produttivi e sostiene l’autoconsumo energetico da parte delle aziende.
Il disegno di legge rafforza inoltre il principio della compensazione territoriale: gli impianti di dimensioni maggiori dovranno prevedere interventi utili alle comunità locali, come opere di efficientamento energetico, sostegno all’autoconsumo e sviluppo delle comunità energetiche. In questo modo la Regione cerca di rendere più equilibrato il rapporto tra chi ospita gli impianti e i benefici generati dalla loro presenza.
Resta ora il passaggio consiliare, dove il testo verrà discusso e potrà eventualmente essere modificato. Il segnale politico, però, è già evidente: il Piemonte vuole governare la corsa alle rinnovabili con criteri più rigorosi, cercando di evitare che la transizione energetica si traduca in una nuova pressione sul suolo agricolo e proponendo una strategia che metta in relazione sviluppo, paesaggio e sostenibilità economica.
Articolo Precedente
Torino, truffa sventata ai danni di un 94enne: arrestato un falso poliziotto
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to