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Guida autonoma in Italia: ricerca, tecnologia e inclusione nei tre poli accademici

06/03/2026

Guida autonoma in Italia: ricerca, tecnologia e inclusione nei tre poli accademici

Il futuro della mobilità passa anche dai laboratori universitari italiani. Nel corso di un’audizione ospitata dalla Terza Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Claudio Sacchetto e richiesta dalla consigliera Monica Canalis (Partito Democratico), sono stati presentati alcuni dei più avanzati progetti italiani dedicati alla guida autonoma. Protagonisti dell’incontro tre importanti realtà accademiche: Politecnico di Torino, Politecnico di Milano e Università di Modena e Reggio Emilia, unite in una rete di ricerca che lavora allo sviluppo di sistemi di mobilità intelligente.

Il confronto ha offerto una panoramica sulle tecnologie in fase di studio, sui risultati ottenuti e sulle possibili applicazioni concrete nei contesti urbani e produttivi. Sullo sfondo emerge una sfida strategica: Stati Uniti e Cina hanno già raggiunto livelli avanzati di maturità industriale nel settore dei veicoli autonomi, elemento che rende fondamentale per l’Italia consolidare le proprie competenze scientifiche e la capacità di trasformare la ricerca in soluzioni operative.

Il progetto Cars@PoliTo e i test del Politecnico di Torino

Il Politecnico di Torino, rappresentato durante l’audizione da Nicola Amati, ha illustrato le attività del progetto Cars@PoliTo, uno dei programmi più articolati in Italia dedicati alla sperimentazione della guida autonoma. Le ricerche si concentrano su veicoli elettrici e ibridi equipaggiati con sistemi avanzati di assistenza alla guida, sviluppati attraverso l’integrazione tra sensori, infrastrutture intelligenti e piattaforme digitali.

Una parte significativa del lavoro riguarda la progettazione di modelli predittivi per la gestione dei flussi di traffico, strumenti che consentono di analizzare e anticipare dinamiche urbane complesse. Accanto a questo filone si collocano studi sulle strategie per ridurre consumi energetici ed emissioni, insieme allo sviluppo di sistemi di comunicazione veicolo-infrastruttura, capaci di dialogare con semafori intelligenti, segnaletica digitale e reti urbane connesse.

Il progetto analizza anche l’impatto dei veicoli autonomi sugli spazi cittadini, con l’obiettivo di individuare soluzioni che migliorino la sicurezza stradale e l’organizzazione della mobilità urbana.

L’intelligenza artificiale del Politecnico di Milano

Un contributo significativo arriva dal Politecnico di Milano, dove il gruppo Aida – Artificial Intelligence Driving Autonomous, guidato da Sergio Matteo Savaresi, lavora allo sviluppo dell’AI-driver, un sistema di guida basato su algoritmi avanzati di intelligenza artificiale.

Le tecnologie sviluppate dal laboratorio sono state testate anche in percorsi complessi ispirati alla 1000 Miglia, contesto utile per verificare il comportamento dei sistemi autonomi in condizioni di guida particolarmente articolate.

L’attività del gruppo non si limita agli aspetti tecnologici. Una parte rilevante della ricerca riguarda l’inclusione sociale. Tra i progetti in corso figurano navette elettriche autonome pensate per facilitare gli spostamenti di persone anziane, cittadini con disabilità o individui in condizioni di fragilità. Questi veicoli, progettati per ambienti urbani controllati, puntano a offrire nuove opportunità di mobilità sicura e accessibile.

I sistemi real-time dell’Università di Modena e Reggio Emilia

La prospettiva tecnologica è completata dal lavoro dell’Università di Modena e Reggio Emilia, rappresentata in Commissione da Massimiliano Vaccari, responsabile dell’Hipert Lab. Il laboratorio si occupa dello sviluppo di sistemi real-time ad alte prestazioni, progettati per elaborare grandi quantità di dati in tempi estremamente ridotti.

Nel contesto della guida autonoma questa capacità risulta essenziale: sensori, telecamere e radar generano continuamente informazioni che devono essere analizzate in pochi millisecondi per permettere al veicolo di prendere decisioni rapide e sicure.

Le tecnologie sviluppate trovano applicazione in diversi ambiti, dalla mobilità privata alla logistica industriale, fino ai settori agricolo e manifatturiero. Le esperienze maturate in competizioni internazionali come la Indy Autonomous Challenge hanno accelerato il trasferimento delle innovazioni dal laboratorio al mercato, rafforzando la collaborazione tra università e imprese.

L’insieme di queste attività dimostra come la ricerca italiana stia costruendo un ecosistema tecnologico capace di unire innovazione scientifica, mobilità sostenibile e attenzione alle esigenze sociali, elementi destinati a influenzare profondamente il futuro dei trasporti.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to