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Autonomia differenziata, il Governo porta in Cdm le intese preliminari con quattro Regioni

19/02/2026

Autonomia differenziata, il Governo porta in Cdm le intese preliminari con quattro Regioni

Il negoziato sull’Autonomia differenziata tra lo Stato e le Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria registra un avanzamento formale: gli schemi di intesa preliminare sono stati presentati in Consiglio dei ministri alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e dei presidenti delle quattro Regioni coinvolte. Il passaggio, di natura istituzionale, è considerato propedeutico alla trasmissione degli atti alla Conferenza Unificata e, successivamente, all’esame parlamentare.

La cornice è quella delineata dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, che consente di attribuire ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni, secondo un percorso negoziato e definito per materie e funzioni. In questa fase, per il Piemonte la discussione si concentra su ambiti indicati come strategici e, nelle intenzioni della Giunta, capaci di rendere più rapida l’azione amministrativa senza incidere sui livelli essenziali di assistenza, laddove già fissati a livello nazionale.

Il passaggio in Consiglio dei ministri e i prossimi snodi dell’iter

Portare gli schemi preliminari all’attenzione del Consiglio dei ministri significa collocarli dentro un circuito procedurale che prevede, come tappa immediata, la Conferenza Unificata, luogo di confronto tra Stato, Regioni e autonomie locali. Da lì, gli atti approdano al Parlamento, chiamato a valutarne contenuti e compatibilità con il quadro complessivo. Non è un dettaglio tecnico: è la sequenza che trasforma un negoziato politico-amministrativo in un percorso con effetti potenzialmente strutturali su competenze, responsabilità e risorse.

Il dossier Piemonte: Protezione civile, sanità, professioni e previdenza

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha rivendicato il valore dell’Autonomia differenziata come strumento di prossimità istituzionale, richiamando esempi concreti. Il primo riguarda la Protezione civile: in un territorio segnato da fragilità idrogeologiche e rischio alluvionale, la Regione punta a ottenere margini decisionali più ampi nelle fasi emergenziali, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i tempi tra evento critico e attivazione delle misure straordinarie.

Il secondo esempio si lega alla tutela della salute e alla valorizzazione delle professioni sanitarie, soprattutto nelle aree montane e nei piccoli Comuni: l’ipotesi è poter introdurre strumenti regionali, anche con risorse proprie, per incentivare la presenza di personale sanitario dove la copertura dei servizi è più difficile. Accanto a questo, le intese toccano anche la possibilità di disciplinare nuove figure professionali di rilevanza regionale e di attivare misure territoriali in materia di previdenza complementare e integrativa, con attenzione particolare al personale pubblico, in primis sanitario.

Sulla stessa linea l’assessore piemontese all’Autonomia Enrico Bussalino, che ha definito il passaggio in Cdm un momento significativo per rafforzare capacità programmatoria e strumenti di gestione, mantenendo il riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni come vincolo di sistema.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.