Agroalimentare piemontese, 17,6 milioni per rafforzare la trasformazione
14/01/2026
La Regione Piemonte apre una nuova finestra di sostegno per uno dei pilastri dell’economia regionale. Le imprese attive nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agroalimentari possono presentare domanda entro il 16 marzo per accedere a un bando da 17,6 milioni di euro, pensato per rafforzare un segmento che incide in modo diretto sulla competitività dell’intera filiera.
Il provvedimento si inserisce in un contesto produttivo ampio e articolato. Il comparto della trasformazione agroalimentare piemontese conta circa 4.300 aziende; se si estende l’analisi alla produzione primaria, alla logistica, ai servizi collegati e alla distribuzione, l’indotto arriva a coinvolgere quasi 14mila imprese, con un valore stimato che supera i 5 miliardi di euro. Numeri che spiegano perché l’intervento venga considerato strategico dall’amministrazione regionale.
Sei ambiti chiave per sostenere la filiera di qualità
Come sottolineato dall’assessore all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni, il bando è finanziato nell’ambito del Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027 e si concentra su sei ambiti considerati centrali per l’identità produttiva del territorio: vino e aceto; latte vaccino, bufalino e ovicaprino con i relativi derivati; ortofrutta; cereali, riso e foraggere; carni bovine, suine, ovicaprine, avicunicole, equine, bufaline e selvaggina; altri prodotti che spaziano dalle uova alle patate, dal miele al florovivaismo fino alle piante officinali.
L’obiettivo dichiarato è sostenere le imprese che contribuiscono a rafforzare il posizionamento del brand Piemonte, associato a un numero particolarmente elevato di riconoscimenti di qualità come Doc, Docg, Dop, Igp e Pat, che rappresentano un elemento distintivo sui mercati nazionali e internazionali.
Chi può accedere e quali investimenti sono ammessi
Il bando si rivolge a una platea ampia ma definita: aziende vinicole, caseifici, stabilimenti di lavorazione delle carni, salumifici, molini, riserie, imprese di stoccaggio e confezionamento dell’ortofrutta, attività legate alla trasformazione di erbe officinali, miele e olio. Condizione essenziale è che le imprese lavorino e trasformino prodotto agricolo primario; restano escluse le attività di pura commercializzazione e la lavorazione dei prodotti della pesca, già coperte da altri strumenti europei.
Per le aziende che producono anche in proprio, è richiesto che almeno il 66% del prodotto lavorato provenga da soggetti terzi, una soglia che consente comunque l’accesso a molte realtà vitivinicole, dove produzione agricola e lavorazione sono spesso separate sul piano societario.
Il contributo regionale copre il 40% delle spese ammissibili, per progetti compresi tra 200mila e 1 milione di euro. Le risorse possono finanziare l’acquisto di impianti e macchinari per la trasformazione, l’introduzione di processi innovativi, nuove tecnologie, oltre a investimenti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e per il risparmio idrico ed energetico.
Premialità per filiera corta e qualità certificata
Tra gli elementi qualificanti del bando figurano criteri di premialità mirati. Un punteggio aggiuntivo è previsto per le imprese che lavorano materie prime provenienti da produttori agricoli piemontesi, così come per quelle che realizzano prodotti a regime di qualità certificata. Una scelta che mira a rafforzare la filiera corta e a garantire una ricaduta concreta degli investimenti sul territorio regionale.
Secondo l’assessore Bongioanni, l’intervento punta a valorizzare ulteriormente un tessuto imprenditoriale che già oggi rappresenta un punto di forza dell’economia piemontese, accompagnando le aziende in una fase in cui innovazione, sostenibilità e qualità diventano leve decisive per restare competitivi.
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