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Torino e Piemonte, nel secondo trimestre 2026 pesa la crisi in Medio Oriente: crescono i costi, rallenta l’export, frenano anche i servizi

09/04/2026

Torino e Piemonte, nel secondo trimestre 2026 pesa la crisi in Medio Oriente: crescono i costi, rallenta l’export, frenano anche i servizi

Il sistema produttivo piemontese continua a muoversi in equilibrio instabile, sospeso tra una tenuta che resiste su alcuni indicatori fondamentali e un peggioramento che si manifesta con sempre maggiore evidenza nei margini, nella fiducia e nella capacità di assorbire gli shock esterni. È questa l’immagine che emerge dall’indagine congiunturale per il secondo trimestre 2026, realizzata a marzo dal Centro Studi dell’Unione Industriali Torino su un campione di oltre 1.200 imprese manifatturiere e dei servizi del sistema confindustriale piemontese. Il quadro che ne esce è meno drammatico di quanto il contesto internazionale farebbe temere, ma certamente più fragile, più costoso e più esposto alle tensioni geopolitiche.

L’elemento che colpisce con maggiore nettezza è il ritorno di una forte pressione sui costi. Dopo dodici trimestri segnati da una relativa stabilità, più del 70% delle imprese prevede un aumento significativo delle spese legate a materie prime, logistica ed energia, quota che sale fino all’85% nel comparto energetico. Un dato che arriva mentre lo scenario internazionale resta condizionato dalla guerra in Iran e dalle ricadute, dirette e indirette, che la crisi mediorientale continua a produrre sui mercati, sulle forniture e sulla programmazione industriale.

Costi in salita, investimenti ancora attivi, ma l’export continua a perdere terreno

Nel complesso, a livello regionale, le imprese esprimono attese ancora positive per occupazione e produzione, con un saldo ottimisti-pessimisti rispettivamente al +5,0% e al +3,0%, mentre gli ordini totali si fermano a un più contenuto +0,9%. Il segnale è chiaro: l’attività non si arresta, ma la dinamica espansiva si fa più debole e selettiva. Restano invece negativi i dati relativi a redditività ed export, che si attestano rispettivamente a -10,7% e -5,5%, confermando un deterioramento che non è più episodico ma strutturale.

Particolarmente significativo è il dato sulle esportazioni, in flessione da dodici trimestri consecutivi. È un indicatore che racconta bene la fatica di un tessuto produttivo fortemente aperto ai mercati esteri, oggi costretto a confrontarsi con incertezze geopolitiche, rincari energetici, aumento dei costi di trasporto e un contesto internazionale meno favorevole. Anche la propensione a investire mostra un rallentamento, pur restando su livelli ancora alti: il 74,6% delle imprese dichiara programmi di investimento, in calo di 2,5 punti percentuali, mentre il 23,9% prevede l’acquisto di nuovi impianti, anch’esso in lieve diminuzione rispetto alla rilevazione precedente.

Il tasso di utilizzo di impianti e risorse rimane stabile al 77%, in linea con i valori medi di lungo periodo, mentre si assesta anche il ricorso alla cassa integrazione, attivata dall’8,8% delle aziende partecipanti all’indagine. Nel manifatturiero la quota sale all’11,8%, ma risulta comunque in calo rispetto a dicembre. A emergere è dunque una situazione in cui la macchina produttiva resta accesa, ma lavora in un ambiente più difficile, con margini di manovra più stretti e aspettative meno solide, soprattutto per le realtà di dimensioni minori, molto più caute rispetto alle imprese con oltre 50 dipendenti.

Torino regge, ma nei servizi arriva il primo vero rallentamento dal post-pandemia

Guardando a Torino, il clima di fiducia mantiene una tenuta moderata, pur in un contesto di progressivo indebolimento di diversi indicatori. Restano positivi i saldi relativi a occupazione (+3,8%), produzione (+3,3%) e ordini (+2,0%), ma tutti risultano in diminuzione rispetto al trimestre precedente. Peggiorano anche le attese su redditività, export e investimenti, mentre cresce la preoccupazione per i rincari dell’energia e per i costi di approvvigionamento di materie prime e logistica. Nel capoluogo, la quota di imprese che prevede investimenti scende al 72%, contro il 77,3% della precedente rilevazione, e si riduce anche la propensione a spendere in nuovi impianti.

Il dato forse più rilevante dell’intera indagine riguarda però il settore terziario. Per la prima volta dalla pandemia del 2020, infatti, emerge un rallentamento generalizzato delle attese in tutti gli indicatori principali. I saldi tra ottimisti e pessimisti restano ancora positivi, ma si riducono in modo marcato: oltre 15 punti in meno per produzione e redditività, più di 11 punti per gli ordinativi e 9 punti per l’occupazione. La prudenza si concentra soprattutto in due comparti fortemente sensibili al quadro internazionale: commercio e turismo e trasporto di merci e persone.

Nel manifatturiero, che rappresenta circa due terzi del campione, la situazione resta più composita. Soffre in particolare il metalmeccanico, con criticità evidenti soprattutto nei comparti automotive e macchinari, mentre mostrano una fiducia più solida settori come cartario-grafico, tessile-abbigliamento, edilizia e impiantistica e chimica. È il segno di un Piemonte produttivo che non si muove in modo uniforme, ma secondo intensità diverse a seconda dei mercati di riferimento e della capacità di assorbire i contraccolpi internazionali.

Nelle parole del presidente dell’Unione Industriali Torino, Marco Gay, così come in quelle del presidente di Confindustria Piemonte, Andrea Amalberto, torna con forza una richiesta politica precisa: un’Europa più rapida, più coesa e più esplicitamente orientata a sostenere industria, energia, innovazione e investimenti. Perché se è vero che, finora, l’impatto su occupazione e produzione appare contenuto, è altrettanto evidente che gli effetti di lungo periodo della crisi in Medio Oriente rischiano di pesare ancora a lungo su imprese, lavoratori e famiglie. E il tempo, in una congiuntura come questa, non è un fattore neutrale.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.