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Scontri e violenze, l’Università di Torino chiama la comunità a una presa di posizione netta

03/02/2026

Scontri e violenze, l’Università di Torino chiama la comunità a una presa di posizione netta

Con le immagini della violenza ancora vive, l’Università di Torino si rivolge alla propria comunità accademica con un appello alla condanna ferma dei fatti avvenuti e a una riflessione collettiva sul significato di democrazia, legalità e confronto. Il messaggio, firmato dalla rettrice Cristina Prandi e dal prorettore Gianluca Cuniberti, ricostruisce le tappe che hanno preceduto gli episodi più gravi e chiarisce le ragioni delle decisioni assunte dall’Ateneo nelle ultime settimane.

L’Università rivendica di aver garantito spazi democratici regolarmente richiesti e gestiti nel rispetto delle regole, sottolineando come il dialogo e il confronto siano stati perseguiti come strumenti centrali della vita accademica. Una linea che, secondo l’Ateneo, può esistere solo all’interno di una cornice di legalità e di rifiuto della violenza, a tutela dei diritti di tutte e tutti.

Eventi non autorizzati e chiusura di Palazzo Nuovo

Muovendosi in coerenza con questi principi, l’Università spiega di aver dovuto impedire la realizzazione di un evento non autorizzato ad alta affluenza, per l’assenza delle condizioni minime di sicurezza all’interno di Palazzo Nuovo. Una scelta che ha preceduto l’occupazione dell’edificio, a seguito della quale, da venerdì pomeriggio, le attività universitarie nella struttura sono state dichiarate chiuse.

Nel comunicato si precisa che tra gli occupanti erano presenti anche soggetti estranei alla comunità accademica, impegnati in attività non autorizzate e incompatibili con gli spazi occupati. Situazioni ritenute pericolose, oltre che fonte di illeciti e danni, e per questo segnalate alle autorità competenti tramite un formale esposto.

Viene ricordato anche un episodio precedente, quando il Senato Accademico era stato oggetto di un’irruzione violenta da parte di chi chiedeva di intervenire, nonostante fossero già previsti canali istituzionali come la rappresentanza o la richiesta di audizione.

La manifestazione e l’appello al rifiuto della violenza

Il quadro si è aggravato con la manifestazione di ieri, conclusasi con ore di scontri contro le forze dell’ordine. Secondo l’Università, le motivazioni alla base della protesta non possono spiegare né giustificare l’uso della violenza, dentro e fuori l’Ateneo.

Da qui l’appello alla comunità universitaria a condannare ogni forma di violenza, a sostenere le proprie idee attraverso parole non violente e a tradurle in pratiche e strategie coerenti con questo principio. L’invito è rivolto anche agli Organi di Ateneo – dal Senato Accademico al Consiglio di Amministrazione, dal Consiglio delle Studentesse e degli Studenti ai Consigli di Dipartimento – affinché si riuniscano ed esprimano una posizione chiara.

Parallelamente, l’Ateneo propone a organizzazioni, gruppi e coordinamenti interni di prendere posizione rispetto ai fatti, con l’obiettivo di far emergere una voce comune, plurale ma unita nel rifiuto della violenza. Una presa di parola che, nelle intenzioni, dovrebbe segnare un passaggio e aprire una nuova fase fondata sul dialogo, sulla sicurezza degli spazi e sulla tutela della dimensione democratica.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.