Piemonte, via libera ai Centri di Alta specializzazione: Novara e Torino verso il percorso Irccs
03/02/2026
La Giunta regionale ha approvato le delibere che individuano tre strutture come Centri di Alta specializzazione di riferimento regionale: l’Immunologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità di Novara, la Nefrologia e Dialisi e il Centro di ricerche di Immunopatologia e Documentazione su malattie rare dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino. La scelta viene presentata come il primo passaggio di un percorso più ampio, potenzialmente orientato a sostenere la candidatura dei due poli al riconoscimento come Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs), qualifica che richiede requisiti stringenti, continuità di risultati e un impianto di ricerca stabile.
Una strategia regionale per colmare il divario e coordinare le candidature
«Con queste delibere diamo una direzione chiara al percorso dei due ospedali all’interno della strategia regionale sugli Irccs», afferma l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, rivendicando una regia unica del processo. Il riferimento è a un divario che, secondo la Regione, penalizza il Piemonte rispetto a territori come la Lombardia, dove la rete degli Irccs si è consolidata nel tempo anche grazie alla presenza di soggetti pubblici e privati.
La linea indicata dall’assessorato è quella di evitare iniziative scollegate tra loro e di inserire ogni candidatura in un disegno complessivo, capace di tenere insieme qualità delle cure, ricerca pubblica indipendente e capacità di attrarre professionisti, pazienti e progetti.
Nel quadro delineato, le località citate — Alessandria, Torino, Orbassano, Novara — non vengono lette come tappe in competizione, ma come nodi di una rete che, nelle intenzioni, dovrebbe rafforzare l’offerta regionale, rendendo più riconoscibili le eccellenze e più coerente la programmazione sanitaria.
Novara, Immunologia “trasversale” tra assistenza e ricerca
A Novara, la struttura di Immunologia dell’Aou Maggiore della Carità viene descritta come un modello con forte impostazione trasversale, costruito su collaborazione tra diverse strutture aziendali e su un legame operativo con il Centro di Ricerca Ipazia dell’Università del Piemonte Orientale. L’elemento qualificante, in questa fase, è l’integrazione tra attività assistenziale, ricerca clinica e sperimentale, laboratori avanzati e una biobanca dedicata: componenti che, nel percorso verso un eventuale riconoscimento Irccs, rappresentano passaggi tecnici essenziali perché misurano la capacità di produrre conoscenza, sperimentare e trasferire risultati nella pratica clinica.
Torino, San Giovanni Bosco: reti europee, registro e casistica ad alta complessità
Il polo individuato al San Giovanni Bosco di Torino viene valorizzato per una dimensione già consolidata su più livelli, dalla rete regionale fino alle collaborazioni internazionali. Il Centro è membro delle reti europee ERK-net, ERN-Reconnect e RITA-ERN, coordina la Rete interregionale per le Malattie rare del Piemonte e della Valle d’Aosta e gestisce il relativo Registro, che raccoglie oltre 50.000 pazienti. Sul versante clinico è riconosciuto come hub regionale per la Nefrologia e la Dialisi, con una casistica definita di elevata complessità e una capacità di attrazione anche da fuori regione.
Un peso specifico viene attribuito anche alla formazione e alla ricerca: il Centro coordina master universitari indicati come unici nel panorama nazionale ed europeo, è riconosciuto dall’Eular come membro fondatore della Rete europea dei centri per le sperimentazioni cliniche avanzate e mantiene un’integrazione strutturata tra assistenza, ricerca e didattica.
È su questa continuità, più che su singoli risultati, che si gioca la credibilità del percorso: il riconoscimento Irccs non è un marchio simbolico, ma una certificazione che richiede governance, programmazione e capacità di reggere nel tempo, anche sul piano della valutazione scientifica.