Piemonte, entro il 2026 operative case e ospedali di comunità
12/03/2026
La realizzazione della nuova rete di sanità territoriale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza prosegue in Piemonte con l’obiettivo di rafforzare i servizi sanitari di prossimità. Nel corso di un question time in Consiglio regionale, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi ha aggiornato sullo stato di avanzamento dei progetti dedicati alle case e agli ospedali di comunità, strutture pensate per migliorare l’assistenza sanitaria sul territorio e alleggerire la pressione sugli ospedali.
Secondo quanto illustrato dall’assessore, una parte significativa delle nuove strutture entrerà in funzione già nel corso del 2026, segnando una tappa importante nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale.
Case di comunità: attivazioni previste entro il 2026
Il programma regionale prevede un calendario di attivazioni progressivo. Entro maggio 2026 dovrebbero essere operative quarantanove case di comunità, mentre altre venti strutture entreranno in funzione nel mese di giugno. Le restanti saranno completate entro la fine dello stesso anno.
Queste strutture rappresentano uno degli elementi centrali della riforma della sanità territoriale. Le case di comunità sono infatti pensate come punti di riferimento per i cittadini, dove trovare servizi sanitari di base, attività di prevenzione e assistenza integrata tra medici di medicina generale, specialisti e personale sanitario.
La diffusione di queste strutture sul territorio ha l’obiettivo di rendere più accessibili le cure e di rafforzare il modello della cosiddetta medicina di prossimità, avvicinando i servizi sanitari alle esigenze delle comunità locali.
Ospedali di comunità e utilizzo di strutture esistenti
Accanto alle case di comunità, il piano prevede anche l’attivazione degli ospedali di comunità, strutture dedicate alla gestione di pazienti che necessitano di assistenza sanitaria ma non richiedono il ricovero in ospedale.
Secondo quanto comunicato dall’assessore Riboldi, diciassette ospedali di comunità entreranno in funzione entro giugno 2026, mentre ulteriori attivazioni sono previste nel corso dell’anno.
La Regione sta inoltre valutando la possibilità di anticipare l’avvio di alcuni servizi utilizzando edifici già esistenti, laddove le condizioni lo consentano. Questa soluzione potrebbe permettere di rendere operativi alcuni presidi sanitari prima del completamento dei lavori previsti dal piano di investimento, previa verifica e autorizzazione da parte dei ministeri competenti.
L’obiettivo dichiarato dalla Regione resta quello di completare tutti gli interventi programmati e di consolidare una rete sanitaria territoriale capace di rispondere in modo più efficace ai bisogni della popolazione.
In alcuni casi particolarmente complessi, come quello della struttura di Crescentino, l’amministrazione regionale ha manifestato la disponibilità a intervenire anche con risorse proprie per garantire il completamento dei progetti.
La strategia punta a rafforzare un modello sanitario che privilegi l’assistenza sul territorio, riducendo la necessità di ricoveri ospedalieri e migliorando la continuità delle cure per i cittadini.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to