Regione Piemonte: "L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese"
20/02/2026
Nella Sala Trasparenza del Grattacielo della Regione Piemonte, a Torino, il confronto sulla parità nel lavoro ha assunto un taglio concreto: numeri, strumenti, responsabilità e scelte di bilancio.
L’incontro, intitolato “L’Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese”, è stato promosso su iniziativa della Consigliera di parità nazionale insieme alla Consigliera di parità regionale, con la collaborazione della struttura prefettizia. Il punto di partenza è stato la prima Relazione biennale sullo stato di attuazione delle norme in materia di parità e pari opportunità nel lavoro, documento che mette in fila dati e criticità, ma soprattutto indica dove intervenire perché l’occupazione femminile diventi un motore stabile di sviluppo.
L’assessore regionale Marco Gabusi ha aperto i lavori, seguiti da un panel ampio: istituzioni, mondo del lavoro, rappresentanze datoriali e sindacali, università, professioni. Un’impostazione che ha dato al pomeriggio un tono operativo, lontano dall’evento di facciata: l’idea, dichiarata, è costruire politiche verificabili e misure che incidano sul quotidiano di lavoratrici e imprese.
Che cosa fotografa la Relazione biennale: dati, divari e nodi irrisolti
La Relazione biennale analizza il triennio 2022-2024 e ricostruisce, con un approccio sistemico, l’applicazione delle norme su parità e opportunità nel lavoro. Dentro ci sono i rapporti aziendali tra personale maschile e femminile, l’utilizzo dei congedi (maternità, paternità, parentali, congedi per vittime di violenza), gli esoneri contributivi, la convalida delle dimissioni dei neogenitori. Ampio spazio è dedicato anche alla sicurezza sul lavoro letta in ottica di genere, al contrasto delle molestie nei luoghi di lavoro e alle misure di sostegno per le donne vittime di violenza.
Il dato che viene presentato come segnale positivo riguarda l’occupazione femminile: nella fascia di età attiva il tasso raggiunge il 52,5%. La percentuale, però, non chiude la questione: la Relazione evidenzia la concentrazione delle donne in alcuni settori (istruzione, sanità, commercio, servizi sociali) e la scarsa presenza nei ruoli apicali, dove la selezione resta più rigida e spesso meno trasparente. Il divario retributivo, inoltre, non scompare: appare più marcato nelle imprese di dimensioni maggiori e nel commercio, mentre tende a ridursi nelle pmi, pur senza azzerarsi.
Un passaggio centrale riguarda la conciliazione tra vita familiare e lavoro. Nonostante incentivi e strumenti, i congedi parentali continuano a essere usati poco dai padri, e questo mantiene sulle donne una quota dominante del lavoro di cura, con conseguenze dirette sulle carriere: tempi di crescita più lunghi, maggiore esposizione al part-time involontario, rinunce che diventano strutturali quando i servizi territoriali non reggono.
Dalle istituzioni alle imprese: risorse, certificazioni e buone pratiche da rendere replicabili
Nel dibattito torinese è emersa una linea netta: la parità richiede interventi sui punti dove il sistema si inceppa, senza scaricare la responsabilità sulle scelte individuali. Il vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino ha indicato nella conciliazione il primo snodo, richiamando il Piano A.L.Fa come scelta politica mirata, con 17 milioni di euro destinati a rimuovere ostacoli che spesso costringono a mettere in competizione lavoro e famiglia. Nella stessa cornice è stato citato il welfare aziendale come leva capace di sostenere occupazione femminile e produttività, se progettato in modo serio e non come gesto occasionale.
L’assessore regionale alle Pari opportunità Marina Chiarelli ha richiamato l’impegno finanziario della Regione: 5,5 milioni di euro complessivi sui capitoli legati a pari opportunità e welfare; per il 2024 sono stati ricordati circa 300.000 euro su progetti educativi e culturali contro la violenza di genere e per la prevenzione nelle scuole, insieme a circa 4.000 donne accompagnate attraverso servizi e percorsi sostenuti sul territorio. Numeri che, da soli, non bastano a valutare l’efficacia, ma segnalano una direzione: prevenzione, presa in carico, continuità degli interventi.
La parte più interessante, per chi guarda al mercato del lavoro, è stata la connessione tra strumenti normativi e prassi organizzative. La certificazione della parità e l’estensione dell’obbligo di redazione dei rapporti aziendali vengono lette come incentivi per premiare le imprese che adottano modelli più equi, misurabili, verificabili. Le testimonianze di aziende certificate — con interventi, tra gli altri, di Massimo Albertengo (Albertengo Panettoni), Pia Bosca (Bosca) e Mariasilvia Scippa (Lavazza) — hanno avuto il valore di un messaggio pratico: la parità funziona quando entra nei processi, nelle politiche di assunzione, nella gestione delle carriere, nella formazione dei manager, nei meccanismi di tutela.
Sul tavolo resta anche la dimensione europea: la Relazione richiama il recepimento delle direttive UE 2023/970 e 2024/1500 entro giugno 2026, passaggio che può rafforzare strumenti contro il divario retributivo e rendere più esigibili alcuni diritti, purché il sistema di parità disponga di risorse adeguate e di una capacità di monitoraggio reale.
A chiudere il pomeriggio, oltre alla stessa Chiorino e a Chiarelli, è intervenuta Chiara Cerrato, consigliera di Parità della Regione Piemonte, sottolineando l’utilità del confronto tra livelli diversi — Parlamento, Governo, Regione, protocolli nazionali e tavoli regionali — e la necessità di diffondere pratiche virtuose, perché l’eccezione diventi metodo.